Via Pistoiese, gli stranieri imperscrutabili

Firenze, via Pistoiese. L'autobus si era quasi svuotato di passeggeri in poche fermate. Era uno di quei mesi in cui fa buio presto, le luci al neon dell'abitacolo lo rendevano simile alla sala d'attesa di un ospedale. Davanti c'era una signora bassa seduta con aria stanca, vicina a un adolescente con le cuffie alle orecchie che guardava fuori dalla finestra. Verso il fondo c'era un ragazzo sudamericano, appena una fila davanti a due signori di mezza età che chiacchieravano ad alta voce. Questi ultimi erano di spalle al ragazzo e di fronte a me, l'altro sudamericano, l'ultimo della fila.

I due signori parlavano del più e del meno: del calcio dei nipoti, delle medicine delle mogli, dell'autobus che salta le corse. A un certo punto quello più anziano si è girato, si è guardato dietro, poi ha guardato me e ha detto al suo amico senza preoccuparsi di essere sentito.

- Visto quanti sono? Un monte!
- Davvero!
- Poracci, vengono a cercare lavoro ma ormai sono tanti. Un ce n'è mica per tutti.
- Infatti poi li vedi a giro, chissà e i che fanno.
- Come si fa poi con tutta questa gente?
- Boh, non so che dirti, non si sa neanche cosa si aspettino da noi.
- Guarda non te lo so dire, io però più di quel che si fa, non so.
- Che poi lo vedi che se non trovano lavoro non tornano mica a casa loro, rimangan qui.
- Io per esempio la domenica mattina vado a messa e do l'elemosina. Più di questo che devo fare?
- Poi a tutta questa gente bisogna dargli casa.
- Non ho capito io cosa pensano di fare, lasciando entrare tutti.

Mi sono reso conto che non sentivo più le loro parole. Mi sembrava di guardare al rallentatore due facce che emettevano suoni incomprensibili. Riuscivo a cogliere solo qualche parola: lavoro, questi, soldi, nulla. Cominciavo a pensare che forse era il caso di intervenire, di parlare, ma non avrei saputo cosa dire. Nel frattempo i signori sono scesi, pronunciando frasi che ormai non riuscivo a seguire.

Anche se non sentivo più la loro conversazione guardavo ancora i loro sedili ormai vuoti. L'altro ragazzo si è girato e per due secondi, o duecento, ci siamo guardati attoniti. Se non fosse stato per il dialogo tra quei signori noi due ci saremmo comodamente ignorati ma a quel punto eravamo uno di fronte all'altro con l'aria persa. Nessuno è riuscito a dire nulla, semplicemente abbiamo scosso la testa e alzato le spalle. Non era chiaro cosa volesse dire quel gesto ma tant'è. Dopo poco sono arrivato alla mia fermata e sono sceso senza guardarmi indietro, dal marciapiede ho lanciato un'ultima occhiata dentro l'autobus. Il ragazzo nel frattempo aveva tirato su il cappuccio della sua felpa e si era coperto la testa. Meglio così, ho pensato, tanto l'unica cosa di cui avremmo potuto parlare era tristissima.

Immagine wikipedia/Sailko