Un modello di teatro e di vita

immagine - clown alberoIn quasi tutte le attività legate alla creatività ci si può collocare all'interno di due poli opposti: fondersi totalmente con un territorio o una comunità di persone, assecondandone virtù e vizi; oppure cercare di trasformarsi in qualcosa di nuovo, attraente e trainante, capace di cambiare la vita e la cultura di molti. Spesso la risposta più adeguata è la famosa via di mezzo, cioè passare dall'amalgama alla spinta a seconda delle circostanze e dei periodi. In questo caso, una compagnia teatrale è riuscita a trovare un equilibrio virtuoso tra vita comunitaria e ricerca estetica, dando forma a una storia da cui trarre ispirazione.

Era l'anno 1990, in un giardino pubblico di Quito, alcuni studenti di teatro creano il TIT (Taller de investigación teatral – Laboratorio di ricerca teatrale). Lo scopo principale di questo collettivo è indagare su una serie di domande che non trovano risposta all'interno dei programmi di studio ufficiali. Dal pagliaccio come metodologia di ricerca drammatica approdano poi al territorio gestuale e fisico di Grotowsky e alla ricerca antropologica dell'italiano Eugenio Barba. Si avvicinano ad alcuni studiosi francesi come Jouvet, Dullin, Barrault, Artaud e Lecoq, assumendo come proprie molte delle loro teorie e adattandole poi al percorso di ricerca che il gruppo andava delineando in modo autonomo.

Stanchi dai circuiti teatrali ufficiali e desiderosi di portare altrove il loro lavoro, prendono una decisione determinante e partono così alla ricerca di quello che ora chiamano “teatro periferico”. Bolívar, il direttore della compagnia, insieme alla sua compagna Verónica, si trasferiscono in un quartiere popolare di Quito e trasformano la propria abitazione in sala prove e teatro di quartiere. Inizia così una proficua stagione di lavoro culturale attraverso proiezioni di cinema il venerdì, laboratori teatrali il sabato e spettacoli per bambini la domenica. All'interno di questo spazio inizia anche la vendita di artigianato e prodotti naturali per l'alimentazione. Il quartiere di “La Dolorosa de Chilibulo”, oltre al forno, alla farmacia e al negozio di alimentari, conta anche con una casa del teatro vissuta dagli abitanti come uno spazio sociale, integrato totalmente nella loro vita quotidiana. Gli artisti sono i vicini di casa, conosciuti da tutti dentro e fuori dal palcoscenico.

Il gruppo si presenta in ogni luogo possibile e dovunque ci sia bisogno del suo teatro: piccole sale, campi sportivi, piazze. Gli spettacoli vengono venduti, condivisi, donati e scambiati. Inoltre la compagnia organizza più di sei fiere comunitarie che includono festival teatrali, concerti, mercati e mostre. Come se non bastasse, in più di un'occasione allestiscono feste di natale con cioccolata in piazza e caramelle da distribuire ai bambini. Tutto questo cambia anche la percezione che ogni membro della compagnia ha sul fare teatro, le radici europee sbiadiscono e ricomincia l'apprendistato attraverso l'analisi e la ricreazione delle maschere e dei personaggi della tradizione popolare.

Il processo ha momenti di crescita e difficoltà. Spesso si rischia di chiudere i battenti per mancanza di fondi a sostegno di un'attività che, partendo dal teatro, è diventata ormai comunitaria nel senso più ampio del termine. La creazione di un centro sociale del Comune all'interno del quartiere sembra un punto di svolta positivo ma purtroppo non è così. La compagnia chiede un contributo finanziario per continuare il lavoro portato avanti da anni, ma i piani dell'amministrazione sono diversi. All'interno del centro sociale vengono istituiti corsi di arti manuali per le donne, danza-terapia e sostegno scolastico. La compagnia teatrale viene invitata a continuare con la sua importante attività e a collaborare con le iniziative del centro sociale del Comune, ma ogni possibilità di finanziamento viene scartata in modo categorico.

Davanti a questa prospettiva il gruppo reagisce facendo tesoro degli anni di lavoro nel quartiere di “La Dolorosa” e organizzando una nuova partenza. La destinazione è un nuovo quartiere popolare che sta nascendo in questi anni, luogo in cui alcuni membri del gruppo hanno comperato un terreno nel quale verrà edificata la nuova casa del TIT. Stavolta però la strategia è diversa: la casa del teatro non deve arrivare in un quartiere già nato e con dinamiche consolidate, bensì nascere e crescere insieme a una nuova comunità.

È in questo periodo che nasce “Nosotras” (Noialtre), uno spettacolo rivolto agli adolescenti nel quale si affronta il tema della sessualità femminile. Due attrici in scena parlano dei miti e delle false verità con cui vengono raccontate le donne attraverso la lente della cultura maschile-maschilista. Questo spettacolo è stato visto da più di 6000 studenti in molte scuole della zona di Chillogallo. Anche in questo la compagnia fa una scelta di campo netta, proponendo il suo lavoro nelle scuole dei quartieri del sud della città, molto popolati ma lontani dai centri decisionali della politica e della cultura ufficiale.

20 anni di lavoro sono tanti se si pensa soltanto alle difficoltà affrontate, ma pochi invece se si guarda al futuro, alle possibilità di crescita, al lavoro in comunità. La ricerca di un'identità teatrale ed estetica che risponda a un principio di realtà passa sicuramente attraverso molte morti e rinascite. Esisterà sempre un teatro che rivendica la propria autonomia in modo retorico, mentre in realtà contribuisce alla diffusione di un'arte e di una cultura per pochi; tuttavia, grazie a compagnie come il TIT il teatro prende vita e cittadinanza all'interno dell'immaginario popolare. Quando le tradizioni, i personaggi e le feste vengono raccolti con cura e rispetto all'interno di una narrazione, il lavoro dell'artista acquista un senso preciso, quello di preservare e arricchire la memoria. Molto lontani da forme eccessivamente commerciali di arte e senza mai aver preteso di diventare profeti di nessuna fede, i membri del Laboratorio di Ricerca Teatrale hanno saputo percorrere la propria strada partendo da una precisa scelta non solo di teatro, ma anche di vita.

Altre informazioni sul TIT

- Cronologia del gruppo.

- Pagina FB.