Arno

Gli alberi dell’Arno: con la plastica fino alla chioma

Lo scorso 17 novembre Firenze e tutta la Toscana hanno visto crescere l’Arno fino a raggiungere livelli da spavento, che rimandavano ai tristi ricordi della storica alluvione del 1966. Dalle parti del parco delle Cascine molte persone sono state testimoni di come il fiume in piena è stato capace di immergere quasi completamente gli alberi piantati alla base dell’argine, lasciandone libera soltanto la parte superiore della chioma.

L’Arno ormai è ritornato ai livelli normali ma il passaggio della piena ha lasciato molte tracce. Alcune delle quali fanno, o dovrebbero fare, riflettere.

I signori del ponte


Ponte Vecchio - Telemaco Signorini- Bimbo, perché piangi? Che ti prende? Prima parlavi da solo e poi ti sei messo a piangere.
- Ho paura, nessuno mi vede.
- Che vuoi dire? Qualcuno ti ha fatto male?
- Non ancora.
- Non ti seguo Ciccio, cosa mi vuoi dire? Qui c'è un sacco di gente. Hai paura di qualcuno in particolare?
- Non mi chiamo Ciccio. E poi volevo un gelato.
- Scusami caro. È una giornataccia oggi, dico bene?
- Infatti.
- Se qualcosa è andato storto forse non è tardi per rimediare. Mi dici come ti chiami?
- No.
- E fai bene. Vorrei darti una mano se me lo permetti, ma se non mi racconti niente di quello che ti rattrista non posso fare molto. Mi piacerebbe offrirti il gelato ma ho paura che tu non lo voglia accettare da me.
- Bravo, non l'accetto.

Gli elefanti dell'Arno

Ormai sono fradicio dappertutto, così fradicio che inizio a diventare trasparente e non riesco più a restare a galla. Tra poco il mio viaggio si concluderà sul letto del fiume, sarò trascinato dalle correnti e finirò sepolto dalla spazzatura. Non ho idea di cosa ci sia sotto, l'acqua è così torbida che non si scorge granché, qualche movimento qua e là ma non saprei dire se sono oggetti o creature.

Meglio non guardare in basso, è una perdita di tempo. Preferisco concentrare le forze per mantenere lo sguardo alzato e inquadrare gli splendidi palazzi che mi abbandonano a velocità vertiginosa. Sembrano elefanti veloci e ordinati che sfilano in due file parallele e interminabili. Sono belli ed eleganti, forse un po' antichi, non saprei dire quanto, ma altezzosi. Da qua sotto sembra che il fiume per loro non esista, tanto il loro portamento li proietta in alto, verso il cielo e le stelle. Riesco addirittura a guardare dentro questi maestosi pachidermi, scorgo soffitti affrescati di paesaggi e battaglie, scale di pietra serena e mattonelle rosso fuoco. Interiora fatta di armadi e pezzi d'antiquariato, folto passato difficile da digerire.