Firenze

Gli alberi dell’Arno: con la plastica fino alla chioma

Lo scorso 17 novembre Firenze e tutta la Toscana hanno visto crescere l’Arno fino a raggiungere livelli da spavento, che rimandavano ai tristi ricordi della storica alluvione del 1966. Dalle parti del parco delle Cascine molte persone sono state testimoni di come il fiume in piena è stato capace di immergere quasi completamente gli alberi piantati alla base dell’argine, lasciandone libera soltanto la parte superiore della chioma.

L’Arno ormai è ritornato ai livelli normali ma il passaggio della piena ha lasciato molte tracce. Alcune delle quali fanno, o dovrebbero fare, riflettere.

Un incontro con la gastronomia ecuadoriana e la solidarietà

La comunità ecuadoriana di Firenze organizza un pranzo con giochi tradizionali, danza e musica.

A un mese dal tragico terremoto che ha provocato più di 600 vittime e 28.000 sfollati, la comunità ecuadoriana di Firenze organizza un pranzo solidale il cui ricavato sarà destinato alle istituzioni che si occupano della ricostruzione e del sostegno alla popolazione vittima del terremoto del 16 aprile scorso.

La mattina di domenica 22 maggio dalle 11.00, in un ampio prato, sarà possibile conoscere la cultura ecuadoriana attraverso la gastronomia, i giochi e la musica. Si potranno assaggiare piatti tipici della zona andina e della costa, inoltre chi vorrà potrà partecipare al campionato del gioco nazionale di carte, il 40.

Via Pistoiese, gli stranieri imperscrutabili

Firenze, via Pistoiese. L'autobus si era quasi svuotato di passeggeri in poche fermate. Era uno di quei mesi in cui fa buio presto, le luci al neon dell'abitacolo lo rendevano simile alla sala d'attesa di un ospedale. Davanti c'era una signora bassa seduta con aria stanca, vicina a un adolescente con le cuffie alle orecchie che guardava fuori dalla finestra. Verso il fondo c'era un ragazzo sudamericano, appena una fila davanti a due signori di mezza età che chiacchieravano ad alta voce. Questi ultimi erano di spalle al ragazzo e di fronte a me, l'altro sudamericano, l'ultimo della fila.

I due signori parlavano del più e del meno: del calcio dei nipoti, delle medicine delle mogli, dell'autobus che salta le corse. A un certo punto quello più anziano si è girato, si è guardato dietro, poi ha guardato me e ha detto al suo amico senza preoccuparsi di essere sentito.

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