Firenze

Un incontro con la gastronomia ecuadoriana e la solidarietà

La comunità ecuadoriana di Firenze organizza un pranzo con giochi tradizionali, danza e musica.

A un mese dal tragico terremoto che ha provocato più di 600 vittime e 28.000 sfollati, la comunità ecuadoriana di Firenze organizza un pranzo solidale il cui ricavato sarà destinato alle istituzioni che si occupano della ricostruzione e del sostegno alla popolazione vittima del terremoto del 16 aprile scorso.

La mattina di domenica 22 maggio dalle 11.00, in un ampio prato, sarà possibile conoscere la cultura ecuadoriana attraverso la gastronomia, i giochi e la musica. Si potranno assaggiare piatti tipici della zona andina e della costa, inoltre chi vorrà potrà partecipare al campionato del gioco nazionale di carte, il 40.

Via Pistoiese, gli stranieri imperscrutabili

Firenze, via Pistoiese. L'autobus si era quasi svuotato di passeggeri in poche fermate. Era uno di quei mesi in cui fa buio presto, le luci al neon dell'abitacolo lo rendevano simile alla sala d'attesa di un ospedale. Davanti c'era una signora bassa seduta con aria stanca, vicina a un adolescente con le cuffie alle orecchie che guardava fuori dalla finestra. Verso il fondo c'era un ragazzo sudamericano, appena una fila davanti a due signori di mezza età che chiacchieravano ad alta voce. Questi ultimi erano di spalle al ragazzo e di fronte a me, l'altro sudamericano, l'ultimo della fila.

I due signori parlavano del più e del meno: del calcio dei nipoti, delle medicine delle mogli, dell'autobus che salta le corse. A un certo punto quello più anziano si è girato, si è guardato dietro, poi ha guardato me e ha detto al suo amico senza preoccuparsi di essere sentito.

I signori del ponte


Ponte Vecchio - Telemaco Signorini- Bimbo, perché piangi? Che ti prende? Prima parlavi da solo e poi ti sei messo a piangere.
- Ho paura, nessuno mi vede.
- Che vuoi dire? Qualcuno ti ha fatto male?
- Non ancora.
- Non ti seguo Ciccio, cosa mi vuoi dire? Qui c'è un sacco di gente. Hai paura di qualcuno in particolare?
- Non mi chiamo Ciccio. E poi volevo un gelato.
- Scusami caro. È una giornataccia oggi, dico bene?
- Infatti.
- Se qualcosa è andato storto forse non è tardi per rimediare. Mi dici come ti chiami?
- No.
- E fai bene. Vorrei darti una mano se me lo permetti, ma se non mi racconti niente di quello che ti rattrista non posso fare molto. Mi piacerebbe offrirti il gelato ma ho paura che tu non lo voglia accettare da me.
- Bravo, non l'accetto.

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