storie

Profughi in un altro mondo

L'Italia era in piena guerra civile. Dopo tre anni di combattimenti le milizie antisistema, con l'aiuto di alcune forze extraparlamentari, riuscirono a impadronirsi di Roma. Nel frattempo il territorio fu devastato e chi poteva fuggiva per paura dei bombardamenti e dei gruppi armati che ti fucilavano sul posto se scoprivano che non eri dalla loro parte. Le forze governative della quarta repubblica rispondevano alla brutalità con brutalità. Entrambi gli schieramenti dichiaravano di lottare per amore.

La gente disperata scappava a piedi per sfuggire ai controlli nelle stazioni e negli aeroporti, occupati da eserciti avversari a seconda della zona. Da un alias o un cognome era possibile risalire a tutto il materiale postato da una persona in rete. Erano in grado di rintracciare tutto, anche i post cancellati. Bastava un meme sbagliato per meritare una pallottola in testa davanti agli occhi atterriti di parenti e amici. I fuggitivi attraversavano i boschi per arrivare verso la costa, dato che i confini terrestri erano sorvegliatissimi. Molti morivano per strada di stenti oppure venivano uccisi dai malavitosi che dettavano legge nelle campagne. Le donne e i bambini venivano stuprati. C'erano donne che preferivano uccidersi all'istante quando incontravano gruppi mafiosi che pretendevano il pedaggio. C'erano uomini che uccidevano i figli per salvarli dai trafficanti. La popolazione era martoriata.

Famiglia e migrazione, il conto delle scelte

Scegliere di vivere in un posto lontano dal luogo un cui si è nati spesso comporta sacrifici insoliti. Lacerazioni impossibili da rimarginare qualunque decisione si prenda. Spesso non è facile immaginare verso quali dolori possa condurre una vita in cui gli affetti e la geografia siano incompatibili. Questione di scelta o incoscienza, in ogni caso arriva un momento in cui la vita presenta il conto a ciascuno per le strade che ha intrapreso.

A continuazione tre storie di momenti difficili.

Se n'è andato

Eduardo GaleanoLa notizia mi è passata davanti mentre ero su Facebook, distratto. Il titolo stava per uscire dallo schermo del computer quando sono riuscito a fermarlo: “Morto Eduardo Galeano”. Una volta aperto il link non riuscivo a leggere il testo, vedevo sfilare parole sconnesse: cancro, 74, ministero, familiari, lutto. Non ho fatto in tempo ad arrivare alla fine della pagina che ero già in piedi, gli occhi pieni di lacrime, chiamando mia moglie. Ilaaaaaaa! Arrivata per vedere cosa succedeva, mi ha trovato in quello stato e si è spaventata. Stai bene? Che cos'hai? Io ripetevo: è morto, è morto. Lei continuava angosciata: chi ? E io: è morto Eduardo Galeano. Chi è Galeano? Uno scritto... re, sono riuscito a dire tra singhiozzi troncati. L'allarme è scomparso dal suo viso per lasciare spazio allo smarrimento. Stai piangendo per uno scrittore?

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