strada

Prigionieri del futuro

Quando un migrante parte alla ricerca di un sogno, tutte le sue aspettative di un futuro migliore vengono depositate in un piccolo spazio dentro il proprio cuore. In questo posto stretto ma caldo, rimangono stipati i desideri e le immagini di ciò che un giorno, si spera, avverrà. Il problema nasce quando il futuro diventa il luogo della felicità, perché in questo modo si dimentica che il viaggio è quel che conta. Mentre si cerca con follia di raggiungere l'orizzonte, gli anni passano velocemente e la vita, quella vera, viene sempre rimandata. Quel che resta da spendere nel presente non è vita ma attesa, perenne e infinita attesa che trasforma il viaggiatore in un prigioniero. 

Quando il presente diventa marginale è vissuto con disprezzo, cacciato via in attesa dell'agognato futuro, che per forza di cose si trasformerà in un nuovo e fastidioso presente appena avrà varcato la soglia di casa. È una trappola infernale. Questa uccisione del presente comporta anche un'uccisione del passato, il quale viene deprivato da ogni protagonismo in quanto figlio di un presente incapace di trasmettere alcuna essenza. La storia della vita si vanifica, la sua funzione come fonte di conoscenza attraverso la narrazione viene annullata perché essa rimane sempre uguale a se stessa.

La strada del migrante

Non c'è bisogno di spostarsi geograficamente, almeno non all'inizio. Un'anima migrante non ha paura del profondo, è irrequieta e benché ami il luogo in cui si trova, sogna sempre di essere altrove.

Più che la possibilità conta il desiderio di cambiare posto, di inseguire l'orizzonte, di ricominciare da capo. Se il desiderio nutre il passare del tempo e un giorno arriva l'opportunità, il brivido blocca i muscoli e la vita si ferma.

La possibilità di rendere vero un sogno spesso spaventa e molti si tirano indietro. Frantumare le aspettative schiantandole contro la realtà è un rischio troppo grosso, meglio rimanere al sicuro, con i sogni nel cassetto e i vestiti in ordine.

Il migrante invece parte (sono pazzo, sono pazzo!), spesso rimane scottato e deluso ma non tornerebbe mai indietro: perché il fallimento è una vergogna e il successo è incredibile, perché ormai è troppo tardi e la pelle del corpo cambia. In ogni caso l'orizzonte resta sempre davanti e indietro non si torna, anche se fai la strada inversa.

Molti migrano per colpa della fame e della guerra, ma altrettanti lo fanno per il brivido, per la scossa. Il migrante che potrebbe rimanere dov'è ma sceglie di andare via è il simbolo dell'umano e della scoperta; dell'incompiuto e della ricerca.