Storie

Una linguaccia incontrollabile

Tracciava lentamente una linea nera con il pennello intorno all’enorme occhio che, impavido, lo fissava da più di un’ora. Era in ritardo e lo sapeva, ogni tanto guardava l’orologio con apprensione. «Non ce la farò mai», pensava mentre dava gli ultimi dettagli alla faccia di quell’enorme diavolo sorridente. Accanto al tavolo di lavoro c’era una montagna di mozziconi di sigaretta e qualche avanzo di cibo.

Una volta finito di disegnare il viso del testone, occorreva dargli almeno un paio di strati di vernice per lucidarlo, ma non si sarebbe mai asciugato in tempo per il corteo del giorno dopo. E se non luccicava come una pietra preziosa non valeva la pena portarlo fuori, davanti agli occhi del pubblico e della giuria. Era sicuro che se il risultato finale non fosse stato esattamente quello che lui aveva in mente, non era nemmeno il caso di presentarsi al concorso. E sarebbe mancato volentieri, ma non poteva. Oltre al debito per finanziare quell’enorme scultura di polistirolo e alluminio, c’era la questione dell’onore. Aveva fatto una scommessa e se perdeva, la vergogna più terribile sarebbe piombata su di lui.

Pagine