Storie

Gli elefanti dell'Arno

Ormai sono fradicio dappertutto, così fradicio che inizio a diventare trasparente e non riesco più a restare a galla. Tra poco il mio viaggio si concluderà sul letto del fiume, sarò trascinato dalle correnti e finirò sepolto dalla spazzatura. Non ho idea di cosa ci sia sotto, l'acqua è così torbida che non si scorge granché, qualche movimento qua e là ma non saprei dire se sono oggetti o creature.

Meglio non guardare in basso, è una perdita di tempo. Preferisco concentrare le forze per mantenere lo sguardo alzato e inquadrare gli splendidi palazzi che mi abbandonano a velocità vertiginosa. Sembrano elefanti veloci e ordinati che sfilano in due file parallele e interminabili. Sono belli ed eleganti, forse un po' antichi, non saprei dire quanto, ma altezzosi. Da qua sotto sembra che il fiume per loro non esista, tanto il loro portamento li proietta in alto, verso il cielo e le stelle. Riesco addirittura a guardare dentro questi maestosi pachidermi, scorgo soffitti affrescati di paesaggi e battaglie, scale di pietra serena e mattonelle rosso fuoco. Interiora fatta di armadi e pezzi d'antiquariato, folto passato difficile da digerire.

Lo scontrino

scontrinoEntra di corsa dopo aver bussato alla porta con forza, senza aspettare alcuna risposta.

- Mi è successa una cosa tremenda, non puoi capire. Cosa stai facendo? Sei sempre al computer.
Incalzato dalla domanda tolgo gli occhi dallo schermo e mi giro il più lentamente che posso.
- Niente, buongiorno a te. Tutto bene?
- Nooo!
- Immaginavo. Allora?
- Allora niente, che la gente non sa lavorare. Sono dei deficienti, ecco cosa sono. Sono andata in libreria.
- E...?
- Avevo da prendere questi due libri, che non sono neanche per me. Devo fare dei regali. Accidenti alle loro corna!
Visto che me li porge, li prendo e li guardo con attenzione -tanto non avevo voglia di lavorare-. Due romanzi, uno anche bello secondo me, almeno credo, perché conosco l’autore e mi piace.
- Erano troppo cari? Hai sforato il tuo budget?

- No, non è questo, è che ho pagato con la carta di credito.
- Non avevi abbastanza soldi e hai fatto una figuraccia?
- No, fammi finire. Li ho pagati, erano anche a sconto.
- Bene no?
- Bene un accidente! Guarda questo scontrino.

I bambini e la manifestazione

Quito, primi anni ottanta.

Eravamo usciti da scuola, io, mia sorella e mio fratello. C’era un sole abbagliante e nonostante il vento, si moriva dal caldo. Camminavamo vicini vicini, senza pronunciare parola in mezzo a tutta la gente che, come noi, era rimasta senza un mezzo di trasporto per tornare a casa. Gli autobus erano scomparsi, per paura di subire danni per mano dei manifestanti che avevano riempito le strade con barricate e altri ostacoli di vario tipo (ma questo me lo dissero dopo). Per fortuna conoscevamo la strada a memoria e cominciammo a percorrerla seguendo la stessa rotta dell’autobus che avremmo dovuto prendere, ovviamente con tutti i giri in più che questo comportava, una linea tutt’altro che dritta.

Eravamo passati parecchie volte accanto a gruppi di poliziotti che ogni tanto comparivano. Essi ci guardavano e a volte uno di loro si faceva avanti per chiedere se sapevamo la strada di casa, noi rispondevamo di sì con la testa senza pronunciare parola, dopodiché ci lasciavano andare e guardavano altrove senza preoccuparsi più della nostra presenza.

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