Prigionieri del futuro

Quando un migrante parte alla ricerca di un sogno, tutte le sue aspettative di un futuro migliore vengono depositate in un piccolo spazio dentro il proprio cuore. In questo posto stretto ma caldo, rimangono stipati i desideri e le immagini di ciò che un giorno, si spera, avverrà. Il problema nasce quando il futuro diventa il luogo della felicità, perché in questo modo si dimentica che il viaggio è quel che conta. Mentre si cerca con follia di raggiungere l'orizzonte, gli anni passano velocemente e la vita, quella vera, viene sempre rimandata. Quel che resta da spendere nel presente non è vita ma attesa, perenne e infinita attesa che trasforma il viaggiatore in un prigioniero. 

Quando il presente diventa marginale è vissuto con disprezzo, cacciato via in attesa dell'agognato futuro, che per forza di cose si trasformerà in un nuovo e fastidioso presente appena avrà varcato la soglia di casa. È una trappola infernale. Questa uccisione del presente comporta anche un'uccisione del passato, il quale viene deprivato da ogni protagonismo in quanto figlio di un presente incapace di trasmettere alcuna essenza. La storia della vita si vanifica, la sua funzione come fonte di conoscenza attraverso la narrazione viene annullata perché essa rimane sempre uguale a se stessa.

Ho visto famiglie scegliere una vita di stenti in un paese lontano, per comprare in patria una bella casa in cui non abiteranno mai. Trattano con freddezza le persone del presente perché considerate effimere e coltivano con fanatismo i rapporti con gli abitanti del passato. In questo limbo si mantengono oltre ogni ragionevole limite. Chi vuole tornare alle sue origini non si dovrebbe trattenere troppo altrove. Poiché il tempo passa, le anime si trasformano e non combaciano più con le loro nicchie originali, rimaste vuote dopo la partenza. Quando ciò accade sono in molti a negare l'evidenza, ovvero che non appartengono più al luogo in cui sono nati e che sono diventati invece parte viva di un altro luogo.

Chi non accetta questi mutamenti spesso torna a casa ma rimane fuori, sulla soglia, incapace di incastrare la propria vita negli interstizi dell'antica dimora. Forse per evitare questo i timorosi scelgono il futuro come via di fuga e rimangono lì, intrappolati nella folle attesa di un orizzonte che non si può toccare con le mani ma soltanto guardare da lontano.