Prigionieri del futuro

Quando un migrante parte alla ricerca di un sogno, tutte le sue aspettative di un futuro migliore vengono depositate in un piccolo spazio dentro il proprio cuore. In questo posto stretto ma caldo, rimangono stipati i desideri e le immagini di ciò che un giorno, si spera, avverrà. Il problema nasce quando il futuro diventa il luogo della felicità, perché in questo modo si dimentica che il viaggio è quel che conta. Mentre si cerca con follia di raggiungere l'orizzonte, gli anni passano velocemente e la vita, quella vera, viene sempre rimandata. Quel che resta da spendere nel presente non è vita ma attesa, perenne e infinita attesa che trasforma il viaggiatore in un prigioniero. 

Quando il presente diventa marginale è vissuto con disprezzo, cacciato via in attesa dell'agognato futuro, che per forza di cose si trasformerà in un nuovo e fastidioso presente appena avrà varcato la soglia di casa. È una trappola infernale. Questa uccisione del presente comporta anche un'uccisione del passato, il quale viene deprivato da ogni protagonismo in quanto figlio di un presente incapace di trasmettere alcuna essenza. La storia della vita si vanifica, la sua funzione come fonte di conoscenza attraverso la narrazione viene annullata perché essa rimane sempre uguale a se stessa.

Quando la malattia è legata al permesso di soggiorno

Gli anni passano e lasciano la loro impronta sulla nostra salute come i canali scavati dalle gomme di un SUV su una strada fangosa. Oggi sono pessimista e ho un buon motivo: sono tre notti che non dormo per colpa della mia sinusite stagionale. Mi sveglio a notte fonda perché non riesco a respirare. Non solo, il mio naso fa più rumore di una teiera in ebollizione.

Detta così sembrerebbe un problemino da niente. Vai dal dottore e fatti dare qualcosa, direte. Infatti sono andato allo studio della mia dottoressa e in sala d'attesa ho spiegato che sono il tipo con la sinusite e l'asma, quello che ha bisogno dello spray e le pilloline, che non c'è bisogno di chiedere un appuntamento, tanto la dottoressa sa chi sono e mi manda la ricetta direttamente nella farmacia qui vicino, dove io andrò a prendere le mie medicine al più presto. La signorina della reception, educata e gentilissima, prende nota e mi dice di passare dalla farmacia nel tardo pomeriggio. Sembra quasi fatta ma no, quel giorno non ce la faccio a passare, mi rassegno ad affrontare un'altra notte insonne e mi rincuoro pensando che l'indomani sarà tutto finito e potrò dormire in pace.

Il giorno dopo faccio tardi, solo nel pomeriggio riesco a passare e a chiedere della mia benedetta ricetta. La signora farmacista mi chiede di aspettare mentre cerca il mio nome tra la montagna di fogliettini rossi che si scorgono dentro un cassetto dietro il bancone. Dopo un minuto si gira con aria contrita: il mio nome non c'è. Com'è possibile? Cerco di spiegare tutto ancora una volta ma la signora mi ferma e mi chiede con aria un po' imbarazzata. Il suo permesso di soggiorno è a posto? Io rimango di sasso. Che razza di domanda è? Ad un tratto capisco tutto e mi viene voglia di strapparmi i capelli.

Le frasi di un seienne (2)

Questa è la seconda raccolta di frasi pronunciate dal mio seienne, dopo la prima pubblicata qualche mese fa. Frasi di questo tipo sono ben note ad ogni genitore, che di sicuro ogni giorno ne sente parecchie; ovviamente la quantità è tale che non si ha mai la memoria per ricordarle tutte o la prontezza di scriverle da qualche parte. Ecco la seconda manciata di piccole frecciatine di sfrontatezza. 

La nonna al seienne: dammi una patatina. Lui: no perché sono buone e se ti piacciono me ne chiedi un'altra. 

Il seienne: ho usato quello delle uova per distruggere tutte le nuvolette e tutti i castelli. Io: cosa?? Lui: papà!! Angry birds!!

Noi al seienne: e se iniziassimo a lavorare da casa per stare più tempo insieme? Lui: telefonate ai vostri capi però, sennò si preoccupano.

Io al seienne: metti in tasca la caramella che ti ha regalato il signore. Lui: troppo tardi, ce l'ho già in bocca.

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