Lo scontrino

scontrinoEntra di corsa dopo aver bussato alla porta con forza, senza aspettare alcuna risposta.

- Mi è successa una cosa tremenda, non puoi capire. Cosa stai facendo? Sei sempre al computer.
Incalzato dalla domanda tolgo gli occhi dallo schermo e mi giro il più lentamente che posso.
- Niente, buongiorno a te. Tutto bene?
- Nooo!
- Immaginavo. Allora?
- Allora niente, che la gente non sa lavorare. Sono dei deficienti, ecco cosa sono. Sono andata in libreria.
- E...?
- Avevo da prendere questi due libri, che non sono neanche per me. Devo fare dei regali. Accidenti alle loro corna!
Visto che me li porge, li prendo e li guardo con attenzione -tanto non avevo voglia di lavorare-. Due romanzi, uno anche bello secondo me, almeno credo, perché conosco l’autore e mi piace.
- Erano troppo cari? Hai sforato il tuo budget?

- No, non è questo, è che ho pagato con la carta di credito.
- Non avevi abbastanza soldi e hai fatto una figuraccia?
- No, fammi finire. Li ho pagati, erano anche a sconto.
- Bene no?
- Bene un accidente! Guarda questo scontrino.

Stereotipi nascosti in bella vista

Qualche settimana fa ho saputo dell’esistenza del test di Bechdel. Niente di complicato all’apparenza, vengono sollevate tre questioni semplici e chiare ma dai risvolti inaspettati. Tutto nasce dal fumetto “Dykes to watch out for” -acronimo “DTWOF”- della statunitense Alison Bechdel, che racconta la vita quotidiana di un gruppo di lesbiche. Il test appare per la prima volta nel 1985 in una delle puntate di DTWOF intitolata “The rule”, e l’autrice attribuisce la sua creazione all’amica Liz Wallace. In questa puntata uno dei personaggi afferma che non guarderà più alcun film se non soddisfa tre condizioni:  

- Ci devono essere almeno due personaggi femminili con nome proprio. 
- Devono parlare tra loro. 
- Non devono parlare di uomini o di ciò che essi fanno.   

Mi sembrava assurdo che non fosse possibile soddisfare tre requisiti così minimi, elementari. Quasi solo per curiosità ho cominciato ad applicarlo mentalmente ad alcuni dei miei film preferiti; con un misto di smarrimento e incredulità ho constatato che molte, troppe, pellicole non passavano il test. Solo per fare degli esempi, le intere saghe di Star Wars e il Signore degli Anelli non lo superano. Cercare per credere.

I bambini e la manifestazione

Quito, primi anni ottanta.

Eravamo usciti da scuola, io, mia sorella e mio fratello. C’era un sole abbagliante e nonostante il vento, si moriva dal caldo. Camminavamo vicini vicini, senza pronunciare parola in mezzo a tutta la gente che, come noi, era rimasta senza un mezzo di trasporto per tornare a casa. Gli autobus erano scomparsi, per paura di subire danni per mano dei manifestanti che avevano riempito le strade con barricate e altri ostacoli di vario tipo (ma questo me lo dissero dopo). Per fortuna conoscevamo la strada a memoria e cominciammo a percorrerla seguendo la stessa rotta dell’autobus che avremmo dovuto prendere, ovviamente con tutti i giri in più che questo comportava, una linea tutt’altro che dritta.

Eravamo passati parecchie volte accanto a gruppi di poliziotti che ogni tanto comparivano. Essi ci guardavano e a volte uno di loro si faceva avanti per chiedere se sapevamo la strada di casa, noi rispondevamo di sì con la testa senza pronunciare parola, dopodiché ci lasciavano andare e guardavano altrove senza preoccuparsi più della nostra presenza.

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