I signori del ponte


Ponte Vecchio - Telemaco Signorini- Bimbo, perché piangi? Che ti prende? Prima parlavi da solo e poi ti sei messo a piangere.
- Ho paura, nessuno mi vede.
- Che vuoi dire? Qualcuno ti ha fatto male?
- Non ancora.
- Non ti seguo Ciccio, cosa mi vuoi dire? Qui c'è un sacco di gente. Hai paura di qualcuno in particolare?
- Non mi chiamo Ciccio. E poi volevo un gelato.
- Scusami caro. È una giornataccia oggi, dico bene?
- Infatti.
- Se qualcosa è andato storto forse non è tardi per rimediare. Mi dici come ti chiami?
- No.
- E fai bene. Vorrei darti una mano se me lo permetti, ma se non mi racconti niente di quello che ti rattrista non posso fare molto. Mi piacerebbe offrirti il gelato ma ho paura che tu non lo voglia accettare da me.
- Bravo, non l'accetto.

Gli elefanti dell'Arno

Ormai sono fradicio dappertutto, così fradicio che inizio a diventare trasparente e non riesco più a restare a galla. Tra poco il mio viaggio si concluderà sul letto del fiume, sarò trascinato dalle correnti e finirò sepolto dalla spazzatura. Non ho idea di cosa ci sia sotto, l'acqua è così torbida che non si scorge granché, qualche movimento qua e là ma non saprei dire se sono oggetti o creature.

Meglio non guardare in basso, è una perdita di tempo. Preferisco concentrare le forze per mantenere lo sguardo alzato e inquadrare gli splendidi palazzi che mi abbandonano a velocità vertiginosa. Sembrano elefanti veloci e ordinati che sfilano in due file parallele e interminabili. Sono belli ed eleganti, forse un po' antichi, non saprei dire quanto, ma altezzosi. Da qua sotto sembra che il fiume per loro non esista, tanto il loro portamento li proietta in alto, verso il cielo e le stelle. Riesco addirittura a guardare dentro questi maestosi pachidermi, scorgo soffitti affrescati di paesaggi e battaglie, scale di pietra serena e mattonelle rosso fuoco. Interiora fatta di armadi e pezzi d'antiquariato, folto passato difficile da digerire.

Lo scontrino

scontrinoEntra di corsa dopo aver bussato alla porta con forza, senza aspettare alcuna risposta.

- Mi è successa una cosa tremenda, non puoi capire. Cosa stai facendo? Sei sempre al computer.
Incalzato dalla domanda tolgo gli occhi dallo schermo e mi giro il più lentamente che posso.
- Niente, buongiorno a te. Tutto bene?
- Nooo!
- Immaginavo. Allora?
- Allora niente, che la gente non sa lavorare. Sono dei deficienti, ecco cosa sono. Sono andata in libreria.
- E...?
- Avevo da prendere questi due libri, che non sono neanche per me. Devo fare dei regali. Accidenti alle loro corna!
Visto che me li porge, li prendo e li guardo con attenzione -tanto non avevo voglia di lavorare-. Due romanzi, uno anche bello secondo me, almeno credo, perché conosco l’autore e mi piace.
- Erano troppo cari? Hai sforato il tuo budget?

- No, non è questo, è che ho pagato con la carta di credito.
- Non avevi abbastanza soldi e hai fatto una figuraccia?
- No, fammi finire. Li ho pagati, erano anche a sconto.
- Bene no?
- Bene un accidente! Guarda questo scontrino.

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