Il patto non scritto

Di telefonate ce ne sono state poche, solo un paio all’inizio, quando il bisogno di parlare con una voce amica era più impellente. Tutte le altre volte il ritrovo era in chat, di solito la domenica. Mattina in Perù, pomeriggio in Italia.

Le due amiche non avevano mai smesso di frequentarsi e di raccontarsi le proprie vite. La chat dava una sensazione di vicinanza, un altrove rispetto alla distanza geografica. A poco a poco le conversazioni avevano acquisito una dimensione più familiare, informale, da racconto quotidiano.

- Beh, che mi racconti?
- Niente di nuovo, le solite cose.
- Come va con l’italiano, lo parli meglio?
- Sì, ma non parlo con nessuno.
- Come mai?

- Non ne ho voglia, non voglio fare amicizia con quei ragazzi, mi sembrano tutti così sciocchi.
- Ma prima dicevi…
- Lo so, ma ora non ho più voglia, li ho conosciuti meglio e preferisco starmene per conto mio.
- Ma scusa, per avere qualcuno con cui uscire.
- Ho conosciuto altri ragazzi fuori dalla scuola, sono più simpatici. Quelli della mia classe parlano solo di cibo e vestiti.
- Ah, una compagnia però ce l’hai. Sono contenta.
- Sì infatti, in classe non parlo con nessuno, tanto poi mi vedo con gli altri.
- E a scuola stai sempre zitta?
- Quasi, parlo quando mi interrogano i prof.
- Ma…
- Tu invece come stai? Raccontami di te, dai, la mia vita per ora è noiosa.
- Ok. Indovina chi è tornato con chi?
- Nooooooo! Ho capito!!!!!!

Più volte la domanda era stata stroncata sul nascere. Perché non parli? All’inizio sembrava non avesse sentito, dopo era evidente che faceva finta ma a quel punto un patto non scritto di amicizia si era imposto. Non me lo chiedere, per favore.

Lei però voleva sapere, non per curiosità ma per dispiacere. Il pensiero della sua cara amica sola, in silenzio e circondata da ragazzi antipatici la rendeva triste ma non poteva più chiedere niente, ormai era chiaro che la domanda non era permessa. Più che altro il sospetto era un altro e quando ci rifletteva le lacrime accorrevano spedite ad annebbiarle lo sguardo. Ma se fossero loro a non volerla? Non lei, ma loro?

Era questo il motivo che la spinse, una sola volta, a infrangere il patto non scritto.

- Senti ma, in classe continui a stare zitta?
- Oh ma basta! Hai rotto! Ascolta, sentiamoci un’altra volta, ora lasciami stare.

Quella fu una serata di pianti, in entrambe le sponde dell’oceano.