Il laboratorio infedele e la lingua che scappa

Il grande Ferdinand de Saussure, fondatore della linguistica moderna, diceva che ogni persona su questo mondo ha due cose: la parole, cioè la capacità di esprimersi con il linguaggio verbale; e la langue, ovvero la lingua parlata, grazie alla quale si entra a far parte di una comunità linguistica.

Parola e lingua. La parola è individuale, la lingua è collettiva. La cosa interessante è che la langue, cioè la lingua, non esiste fisicamente ma vive soltanto nella mente dei parlanti.

Le lingue cambiano e si evolvono col passar del tempo. L'uso delle parole riflette i cambiamenti della società, l'evolversi della scienza, ecc. Immaginate cosa avrebbero pensato nell'ottocento di espressioni come “vado in macchina”, “ti salvo tutto nella chiavetta” oppure “le primarie servono per rinforzare una coalizione”.

Poi c'è anche la questione del luogo, che non aiuta per niente. Pensate un po' a come cambiano i dialetti, ogni dieci chilometri cambia qualcosa e non è mai chiara la frontiera tra l'uno e l'altro. Neanche le lingue globali si salvano. Se parli l'inglese capisci bene le notizie della BBC o di Al Jazeera English, ma se senti parlare un ragazzo dell'Ohio o di Calcutta fai più fatica per via del loro accento marcato.

Insomma, se non fosse per le grammatiche e i dizionari le lingue cambierebbero molto più velocemente. Se i romani avessero scritto la grammatica del latino in un bel libro da usare in tutte le scuole, forse ancora oggi ci saluteremmo la mattina dicendo: bonum mane! Il benedetto supporto materiale aiuta. La lingua intangibile e sfuggente viene catturata e messa sotto forma di dizionario e grammatica, da consultare poi nel momento del dubbio o del disaccordo (o almeno si spera).

E ora parliamo dei laboratori per i bambini.

Ora vanno di moda i format, o meglio, i laboratori trasformati in format e poi raccolti in schede. Ogni laboratorio deve avere titolo, tema, obiettivi, descrizione dettagliata di tutti gli incontri, di tutte le attività e di tutti i materiali richiesti. Va descritta anche la tempistica: 10 minuti per salutare, 20 minuti per il gioco A, 15 per il gioco B. Infine non va trascurata la struttura, per cui il gioco A va fatto nel primo e non nel secondo incontro, ecc.

La scheda di un laboratorio deve essere molto precisa e accurata, come se fosse una grammatica, per l'appunto. Tutto questo serve per avere un qualcosa di concreto da presentare a insegnanti, genitori, sponsor e via dicendo. Con l'ulteriore vantaggio che le schede permettono la replicabilità e la trasmissione delle esperienze. Di nuovo, santo supporto materiale.

Ma la scheda del laboratorio non è il laboratorio. Così come il dizionario e la grammatica non sono la lingua. Un laboratorio cambia a seconda dei bambini, del tempo, del gruppo, dell'umore. La scheda serve soltanto per evitare di allontanarsi troppo, per rimanere all'interno del campo prefissato dagli obiettivi senza andare oltre. Come dicevamo prima: da consultare nel momento del dubbio o del disaccordo.

Anche il laboratorio, in quanto attività intangibile come la lingua, è destinato ad essere imprigionato in un supporto materiale. Esso non esiste fisicamente se non nella mente di chi lo realizza e di chi ne prende parte.

Manca a questo punto la parole, ovvero la parte individuale. La capacità di articolare un linguaggio appartiene a ciascuno, perché ognuno traduce in chiave personale ciò che riceve dal gruppo. Succede con la lingua, quando da idioma astratto si traduce in lingua parlata. Succede anche con il laboratorio, quando da scheda si trasforma in attività. È vero che la scheda garantisce la replicabilità, ma solo fino a un certo punto. Non ci saranno mai due laboratori uguali, neanche se a condurli è la stessa persona.

Diciamo quindi che la parole del laboratorio è l'insieme delle competenze, la passione e la formazione di chi lo conduce.

A questo punto arriva Procuste.

Costui era un brigante greco che assaliva i passanti, li sequestrava e li portava nel suo rifugio. Una volta lì, i prigionieri venivano messi su un letto e dovevano entrarvi perfettamente, altrimenti chi era troppo corto veniva stirato e chi era troppo lungo veniva tagliato.

Procuste avrebbe preteso non solo che la gente parlasse esattamente come recitano i libri, ma avrebbe anche preteso che i laboratori venissero fatti tutti nello stesso modo. Se questo mostro spietato fosse stato un regista avrebbe fustigato i poveri attori per far loro recitare esattamente nello stesso modo, sempre. Ecco, secondo me questa è un'idea di perfezione che non si adatta all'agire umano.

Chi fa teatro sa bene che uno spettacolo cambia sempre, forse tanto, forse poco, ma non ci saranno mai due repliche uguali. In qualche modo credo che fare laboratori con i bambini assomigli molto al fare teatro, perché chi è davanti si deve adattare, se vuole mantenere l'attenzione fino alla fine. L'adattarsi prevede però infedeltà, fare B quando il copione dice A. Non dico che bisogna essere sempre infedeli, dico che bisogna avere il coraggio di essere infedeli quando serve, senza perdere di vista la scheda, il copione, il dizionario.

Bisogna stare attenti, siamo in un periodo pieno di ossessioni e di ammiratori di Procuste. C'è sempre il rischio di confondere la lingua con il dizionario, il teatro con il copione, i laboratori con le schede. La bellezza delle cose intangibili è che sono vive, perché realizzate attraverso il corpo di persone che cambiano e si evolvono in continuazione. Un eccessivo attaccamento alla scheda vuol dire annientare gli obiettivi che dichiariamo di voler raggiungere. Un po' di sana improvvisazione fa bene non solo in un laboratorio o nel teatro, ma anche nella vita.