I signori del ponte


Ponte Vecchio - Telemaco Signorini- Bimbo, perché piangi? Che ti prende? Prima parlavi da solo e poi ti sei messo a piangere.
- Ho paura, nessuno mi vede.
- Che vuoi dire? Qualcuno ti ha fatto male?
- Non ancora.
- Non ti seguo Ciccio, cosa mi vuoi dire? Qui c'è un sacco di gente. Hai paura di qualcuno in particolare?
- Non mi chiamo Ciccio. E poi volevo un gelato.
- Scusami caro. È una giornataccia oggi, dico bene?
- Infatti.
- Se qualcosa è andato storto forse non è tardi per rimediare. Mi dici come ti chiami?
- No.
- E fai bene. Vorrei darti una mano se me lo permetti, ma se non mi racconti niente di quello che ti rattrista non posso fare molto. Mi piacerebbe offrirti il gelato ma ho paura che tu non lo voglia accettare da me.
- Bravo, non l'accetto.

- Immaginavo, te l'ha detto la mamma vero? Di non accettare niente dagli sconosciuti.
- Sì, ha detto anche che fidarsi è bene...
- ...ma non fidarsi è meglio.
- Coma fai a saperla?
- La sapevo e basta, come vedi l'hanno insegnata anche a me.
- Chi?
- Non lo so, forse una maestra, la mia mamma o qualche amico. In ogni caso ha ragione la tua mamma, ora ti vedo più tranquillo ed è meglio che me ne vada. Penso tu sappia la strada di casa.
- La so, ma ora non ci ritorno.
- Ah, come mai?
- Perché ancora non ho preso il gelato.
- Mi sembra ragionevole.
- Non l'ho preso perché non ce la faccio...
- Non ce la fai?
- Ad andare in gelateria a prenderlo.
- Caro mio, se rimani qui impalato ne dubito. 
- Io voglio andarci, ma non riesco ad attraversare questo ponte.
- Cosa dici?
- C'è troppa gente, corrono tutti, spingono. Ho paura che mi calpestano.
- Dio bono, non sono mica cinghiali!
- Ma sì che sono dei cinghiali! Uno mi ha pestato la scarpa, mi ha spinto con la valigia e non si è neanche girato. Ora mi fa male il piede.
- Piangevi per questo? Per il dolore?
- No, piangevo perché nessuno mi vedeva. Ho paura che mi calpestano e ci rimango.
- Ci rimani?
- Sì, ci rimango secco. Non riuscivo a passare dall'altra parte. Poi sei arrivato e mi hai parlato, quindi mi sono distratto.
- Sono contento di essere stato di aiuto.
- Sì dai, almeno un pochino. Ora pero avrei bisogno di qualcuno che mi accompagna.
- Che ti accompagni?
- Che mi accompagna ora, voglio dire.
- Ho capito, che ti accompagna.
- Mi accompagni tu per piacere?
- Oh ma certo, con piacere caro, con piacere.
- Mi chiamo Duccio.
- Piacere Duccio, io sono Antonio. Andiamo allora?
- Aspetta che non è facile, non ci riesco ancora. Puoi aspettare un pochino?
- Ci mancherebbe, aspettiamo quanto vuoi.
- Ma tu hai tanto tempo libero vero?
- Come mai dici così?
- Perché ti ho visto passare un sacco di volte, fai il ponte andata e ritorno ed entri nei negozi. Sei un postino?
- Magari, forse vivrei più tranquillo. Sono un artigiano.
- Che fanno gli artigiani?
- Un po' di tutto, lavorano con le mani.
- Come il fornaio?
- Bravo, in un certo senso anche il fornaio è un artigiano. Dipende dalla passione.
- Lo so, vuol dire che fanno le cose con amore vero?
- Sì, ma oltre all'amore serve pazienza e tecnica. Non è facile sai?
- È un buon lavoro fare l'artigiano?
- Non so se è buono, bello di sicuro.
- Cosa fai quando passi dal ponte ed entri nei negozi?
- Porto il mio lavoro, faccio gioielli.
- Ma non li fanno i signori dei negozi?
- Alcuni sì, altri li facevano prima, altri invece non li hanno mai fatti. Li prendono da me e poi li vendono ai loro clienti. Io però non porto gioielli ma solo fotografie, poi se a loro piacciono mi dicono quanti ne vogliono e poi passano da me a prenderli. Diciamo che sono un fornitore.
- E li vendi solo a loro?
- No, ci sono anche altre persone che vengono da me.
- Ma anche tu hai un negozio?
- No.
- Perché non ce l'hai? Così vendi i gioielli ai clienti anche tu.
- È un po' complicato, diciamo che mi piacerebbe e forse un giorno lo farò, ma per ora i gioielli li faccio e basta, a venderli ai clienti ci pensano i signori del ponte.
- Anche tu vuoi avere un negozio sul ponte?
- Magari! Ma non credo che succederà mai, avere un negozio in quel ponte non è per tutti.
- Perché è pieno e non fanno entrare più nessuno vero?
- Bravissimo, il ponte è pieno, è sempre stato pieno e sempre lo sarà.
- Che vuoi dire?
- Nulla piccolo, nulla. Parlavo ad alta voce. 
- Sei un po' arrabbiato?
- Io? Macché! Riflettevo e basta, quello che ho detto mi è scappato, non volevo neanche dirlo.
- Però l'hai detto.
- Però non importa, andiamo a prendere questo gelato?
- Va bene, tanto il piede non mi fa più male.
- E così mi conoscevi da prima?
- Non ti conoscevo, ti avevo visto, perciò ti ho risposto quando mi hai parlato.
- Ho capito, strano però che io non avessi visto anche te.
- Piangevo per quello, perché la gente non mi vede mai.
- Hai ragione, scusa. 
- Fa niente.
- Ora che siamo arrivati, te lo posso offrire io il gelato?
- Non importa, la mia mamma mi ha dato i soldi. Se vuoi, prendi uno per te e lo mangiamo insieme.
- Va bene, con piacere piccolo Duccio.
- Potresti non chiamarmi piccolo?
- Scusami Duccio. Senti, posso farti una domanda?
- D'accordo.
- Come mai sei da solo? Ormai i bambini non vanno più in giro da soli, sono sempre con i genitori o con una tata.
- La verità è che non dovevo venire, la mia mamma è al lavoro.
- E ti lascia da solo?
- Ma no! Sono con mia sorella grande ma anche lei esce con le amiche. La mamma dice a lei di guardarmi ma non lo fa mai, o quasi.
- O quasi?
- A volte mi porta con le sue amiche ma dopo poco mi manda via perché faccio troppe domande.
- Ho capito, ma i soldi?
- Me li ha dati la mamma, domenica scorsa però.
- E non hai paura di girare da solo? 
- Certo che mi fa paura, non hai visto che ho pianto pure? Solo che volevo il gelato e quindi sono venuto lo stesso, ma ora mi sa che non piangerò più. 
- Vedi? Uscire da soli fa crescere.
- Se un giorno ci vediamo e io sono con la mia mamma ti presento, così le dico che sei un fornitore.
- Artigiano.
- Già.
- Ascolta una cosa, forse non ti conviene presentarmi, perché dovrai dirle anche che ci siamo conosciuti sul Ponte Vecchio.
- Davvero, allora meglio di no, o forse... non so, poi vedremo. Senti una cosa...
- Cosa?
- I gioielli li vendi a casa tua? Visto che non hai un negozio.
- A casa non vendo nulla, non ho un negozio ma un laboratorio.
- E perché non metti il negozio nel laboratorio?
- Ariborda col negozio! Mangia il gelato va' che è meglio.

Immagine "Ponte Vecchio", Telemaco Signorini 1880.