Se n'è andato

Eduardo GaleanoLa notizia mi è passata davanti mentre ero su Facebook, distratto. Il titolo stava per uscire dallo schermo del computer quando sono riuscito a fermarlo: “Morto Eduardo Galeano”. Una volta aperto il link non riuscivo a leggere il testo, vedevo sfilare parole sconnesse: cancro, 74, ministero, familiari, lutto. Non ho fatto in tempo ad arrivare alla fine della pagina che ero già in piedi, gli occhi pieni di lacrime, chiamando mia moglie. Ilaaaaaaa! Arrivata per vedere cosa succedeva, mi ha trovato in quello stato e si è spaventata. Stai bene? Che cos'hai? Io ripetevo: è morto, è morto. Lei continuava angosciata: chi ? E io: è morto Eduardo Galeano. Chi è Galeano? Uno scritto... re, sono riuscito a dire tra singhiozzi troncati. L'allarme è scomparso dal suo viso per lasciare spazio allo smarrimento. Stai piangendo per uno scrittore?

Dal modo in cui mi guardava mi sono reso conto che si stava preoccupando per la mia salute mentale, quindi ho cercato di calmarmi facendo finta di ridere ma senza riuscire a trattenere le lacrime. Che scemo vero? Scusami, mi passa subito. Sono andato in bagno a nascondermi.

Quando sono uscito lei è stata comprensiva. Mi dispiace che tu stia così male. Era un bravo scrittore? Non sapevo cosa rispondere. Come facevo a spiegare che “bravo scrittore” non basta per quello che lui è stato, per quello che lui è ancora. Storico degli umili, narratore dell'Altra Storia, provocatore di pensieri. Ovviamente non ho detto nulla di tutto questo, sono rimasto zitto mentre lei mi guardava. Ho avvertito la sua pena nel non riuscire a capirmi.

Sono stato una giornata intera raccontando la mia pena agli amici, ai conoscenti, cercando qualcuno che sapesse, che lo conoscesse, che ne sentisse la mancanza. È morto Galeano. Chi? Non fa niente.

Qui in Italia lo conoscono in pochi. Amaro, non avere un amico che condivida la tua sofferenza per la stessa assenza. A presto caro Eduardo.