Appunti di viaggio

Il laboratorio infedele e la lingua che scappa

Il grande Ferdinand de Saussure, fondatore della linguistica moderna, diceva che ogni persona su questo mondo ha due cose: la parole, cioè la capacità di esprimersi con il linguaggio verbale; e la langue, ovvero la lingua parlata, grazie alla quale si entra a far parte di una comunità linguistica.

Parola e lingua. La parola è individuale, la lingua è collettiva. La cosa interessante è che la langue, cioè la lingua, non esiste fisicamente ma vive soltanto nella mente dei parlanti.

Certe frasi vanno tenute d'occhio

Le frasi di un bambino, oltre ad essere belle di per sé, possono diventare un ottimo materiale di lavoro per creare testi o immaginare situazioni.

Una frase giusta inserita in un contesto particolare può provocare un'esplosione. Immaginate una ragazza che dopo un bacio cinematografico fissa il fidanzato e dice: "ti puzza l'alito di ovetto kinder senza latte". Ovviamente la frase è stata tolta dal contesto originario e inserita altrove arbitrariamente, ma questi giochi fanno parte della ricerca.

La strada del migrante

Non c'è bisogno di spostarsi geograficamente, almeno non all'inizio. Un'anima migrante non ha paura del profondo, è irrequieta e benché ami il luogo in cui si trova, sogna sempre di essere altrove.

Più che la possibilità conta il desiderio di cambiare posto, di inseguire l'orizzonte, di ricominciare da capo. Se il desiderio nutre il passare del tempo e un giorno arriva l'opportunità, il brivido blocca i muscoli e la vita si ferma.

La possibilità di rendere vero un sogno spesso spaventa e molti si tirano indietro. Frantumare le aspettative schiantandole contro la realtà è un rischio troppo grosso, meglio rimanere al sicuro, con i sogni nel cassetto e i vestiti in ordine.

Il migrante invece parte (sono pazzo, sono pazzo!), spesso rimane scottato e deluso ma non tornerebbe mai indietro: perché il fallimento è una vergogna e il successo è incredibile, perché ormai è troppo tardi e la pelle del corpo cambia. In ogni caso l'orizzonte resta sempre davanti e indietro non si torna, anche se fai la strada inversa.

Molti migrano per colpa della fame e della guerra, ma altrettanti lo fanno per il brivido, per la scossa. Il migrante che potrebbe rimanere dov'è ma sceglie di andare via è il simbolo dell'umano e della scoperta; dell'incompiuto e della ricerca.

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