Appunti di viaggio

La strada del migrante

Non c'è bisogno di spostarsi geograficamente, almeno non all'inizio. Un'anima migrante non ha paura del profondo, è irrequieta e benché ami il luogo in cui si trova, sogna sempre di essere altrove.

Più che la possibilità conta il desiderio di cambiare posto, di inseguire l'orizzonte, di ricominciare da capo. Se il desiderio nutre il passare del tempo e un giorno arriva l'opportunità, il brivido blocca i muscoli e la vita si ferma.

La possibilità di rendere vero un sogno spesso spaventa e molti si tirano indietro. Frantumare le aspettative schiantandole contro la realtà è un rischio troppo grosso, meglio rimanere al sicuro, con i sogni nel cassetto e i vestiti in ordine.

Il migrante invece parte (sono pazzo, sono pazzo!), spesso rimane scottato e deluso ma non tornerebbe mai indietro: perché il fallimento è una vergogna e il successo è incredibile, perché ormai è troppo tardi e la pelle del corpo cambia. In ogni caso l'orizzonte resta sempre davanti e indietro non si torna, anche se fai la strada inversa.

Molti migrano per colpa della fame e della guerra, ma altrettanti lo fanno per il brivido, per la scossa. Il migrante che potrebbe rimanere dov'è ma sceglie di andare via è il simbolo dell'umano e della scoperta; dell'incompiuto e della ricerca.

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