Quando la malattia è legata al permesso di soggiorno

Gli anni passano e lasciano la loro impronta sulla nostra salute come i canali scavati dalle gomme di un SUV su una strada fangosa. Oggi sono pessimista e ho un buon motivo: sono tre notti che non dormo per colpa della mia sinusite stagionale. Mi sveglio a notte fonda perché non riesco a respirare. Non solo, il mio naso fa più rumore di una teiera in ebollizione.

Detta così sembrerebbe un problemino da niente. Vai dal dottore e fatti dare qualcosa, direte. Infatti sono andato allo studio della mia dottoressa e in sala d'attesa ho spiegato che sono il tipo con la sinusite e l'asma, quello che ha bisogno dello spray e le pilloline, che non c'è bisogno di chiedere un appuntamento, tanto la dottoressa sa chi sono e mi manda la ricetta direttamente nella farmacia qui vicino, dove io andrò a prendere le mie medicine al più presto. La signorina della reception, educata e gentilissima, prende nota e mi dice di passare dalla farmacia nel tardo pomeriggio. Sembra quasi fatta ma no, quel giorno non ce la faccio a passare, mi rassegno ad affrontare un'altra notte insonne e mi rincuoro pensando che l'indomani sarà tutto finito e potrò dormire in pace.

Il giorno dopo faccio tardi, solo nel pomeriggio riesco a passare e a chiedere della mia benedetta ricetta. La signora farmacista mi chiede di aspettare mentre cerca il mio nome tra la montagna di fogliettini rossi che si scorgono dentro un cassetto dietro il bancone. Dopo un minuto si gira con aria contrita: il mio nome non c'è. Com'è possibile? Cerco di spiegare tutto ancora una volta ma la signora mi ferma e mi chiede con aria un po' imbarazzata. Il suo permesso di soggiorno è a posto? Io rimango di sasso. Che razza di domanda è? Ad un tratto capisco tutto e mi viene voglia di strapparmi i capelli.

Le frasi di un seienne (2)

Questa è la seconda raccolta di frasi pronunciate dal mio seienne, dopo la prima pubblicata qualche mese fa. Frasi di questo tipo sono ben note ad ogni genitore, che di sicuro ogni giorno ne sente parecchie; ovviamente la quantità è tale che non si ha mai la memoria per ricordarle tutte o la prontezza di scriverle da qualche parte. Ecco la seconda manciata di piccole frecciatine di sfrontatezza. 

La nonna al seienne: dammi una patatina. Lui: no perché sono buone e se ti piacciono me ne chiedi un'altra. 

Il seienne: ho usato quello delle uova per distruggere tutte le nuvolette e tutti i castelli. Io: cosa?? Lui: papà!! Angry birds!!

Noi al seienne: e se iniziassimo a lavorare da casa per stare più tempo insieme? Lui: telefonate ai vostri capi però, sennò si preoccupano.

Io al seienne: metti in tasca la caramella che ti ha regalato il signore. Lui: troppo tardi, ce l'ho già in bocca.

Quito: cronache da marciapiede

Quito è una città difficile, per tanti motivi. Perché è troppo lunga e ci metti due ore e mezzo ad attraversarla. Perché gli autobus sfrecciano strombazzando come balene di ferraglia impazzite. Perché è piena di barriere architettoniche e con un passeggino non vai da nessuna parte. D'altra parte Quito è un posto adorabile. Perché è vitale, si trasforma e dopo qualche anno non la riconosci più. Perché c'è tanto teatro e musica, anche per strada. Perché una volta superate le barriere architettoniche, scopri parchi meravigliosi e piazze stupende.

La vita nella capitale dell'Ecuador a volte può non essere facile, ma spesso offre anche profonde soddisfazioni. Così me la ricordo dai tempi in cui ci abitavo e mi guadagnavo da vivere coi trampoli, così l'ho vista ora, da ospite alla Karakola, il centro artistico autogestito dagli amici della compagnia teatrale TIT. In pieno centro storico della città, questo posto è il fiore all'occhiello della compagnia, ma è anche l'inizio di una nuova battaglia. Ora che la Karakola esiste bisogna mantenerla in vita a forza di eventi, per richiamare pubblico ma anche per farsi accettare dal vicinato.

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